LA PUTTANA DI ENTRAMBI
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• “STRONG” per intenditori
Questo appartiene alla categoria SOFT
Il salotto era una fornace di carne e velluto, un tempio rovente dove ogni coordinata dello spazio-tempo si piegava esclusivamente al ritmo dei nostri corpi bagnati.
Sulle pareti non c'erano semplici quadri, ma specchi che riflettevano ogni singolo spasmo, ogni goccia di sudore che colava dai nostri seni e ogni centimetro di pelle lucida e fremente.
Io ero lì, inchiodata al centro della stanza su una poltrona scarlatta, completamente nuda e immobilizzata da sottili corde di seta che mi tagliavano i fianchi, lasciando i miei seni esposti, duri e dolorosamente sensibili. Ogni fibra di quel tessuto rosso sembrava bruciare, amplificando la percezione di ogni singolo respiro, di ogni battito cardiaco accelerato dall'attesa.
Mio marito, Alessandro, si muoveva intorno a me come un sacerdote impazzito di lussuria. Indossava solo una giacca aperta sul petto villoso e madido, mentre con una mano teneva un flûte di champagne e con l'altra mi accarezzava avidamente la vulva gonfia, preparandomi, bagnandomi con i miei stessi succhi per l'ospite che stava per arrivare.
I suoi occhi brillavano di un fuoco ancestrale, quel misto di orgoglio e perversione che trasformava ogni suo gesto in una carezza di dominio assoluto.
"Il momento è arrivato" gemette Alessandro, con la voce roca e spezzata dal desiderio, gli occhi iniettati di sangue e fissi sulla mia intimità pulsante.
Il ghiaccio nel bicchiere tintinnava leggermente mentre la sua mano tremava di pura tensione erotica.
Il campanello vibrò come un colpo di frusta.
Un suono secco, tagliente, che fece sobbalzare il mio intero sistema nervoso.
Alessandro andò ad aprire con il membro già duro che premeva contro i pantaloni slacciati, desideroso di mostrare subito l'oggetto della nostra devozione condivisa.
Sulla soglia comparve Federico, un uomo alto, dai muscoli scolpiti come marmo nero e uno sguardo di pura predazione.
Non disse una parola.
I suoi occhi planarono immediatamente sul mio corpo legato, sui miei capezzoli tesi e sul filo di bava che colava dalle mie labbra socchiuse, rapiti da quella visione di assoluta sottomissione.
"Entra, bestia" gli ordinò Alessandro con un tono animalesco, facendosi da parte per mostrargli ogni singolo dettaglio della mia nudità offerta. "Prendila come se fosse l'ultima cosa che fai, riempila davanti ai miei occhi."
Federico avanzò con passi pesanti.
Il suo odore di maschio alfa e muschio selvatico invase l'aria, mescolandosi al profumo dolce dell'incenso e alcolico dello champagne. Si piantò dritto tra le mie cosce divaricate, afferrandomi il mento con una stretta brutale e costringendomi a guardarlo negli occhi mentre la sua mano libera mi infilava due dita dentro con uno schiocco umido e violentissimo.
Un urlo strozzato uscì dalla mia gola, mentre il mio bacino sobbalzava cercando disperatamente altro attrito, altra pienezza.
"Guardala, Alessandro" ringhiò Federico affondando con furia crescente, la carne che si scontrava contro la carne in un ritmo frenetico e osceno. "Guarda come si bagna per me, guarda come la sbatto."
Alessandro non si tirò indietro.
Si inginocchiò accanto a noi, ansimando come un cane in calore, iniziando a leccarmi avidamente i seni, mordendomi i capezzoli fino a farmi urlare di piacere misto a dolore, mentre con una mano guidava i fianchi possenti di Federico dentro di me, affondandolo sempre più a fondo, oltre ogni limite fisico conosciuto.
La stanza si riempì del suono sordo dei corpi che si urtavano, dei nostri gemiti disperati, del liquido caldo che colava lungo le mie cosce.
Eravamo un unico groviglio di carne bollente, un'orgia di possesso e desiderio dove Alessandro godeva nel guardare il mio corpo violato e riempito da un altro, e Federico godeva nel possedermi sotto lo sguardo impazzito di un marito folle di lussuria.
Il tempo aveva smesso di esistere, frammentato in mille pezzi dal ritmo ossessivo e martellante dei nostri corpi.
Il salotto era saturo di un calore quasi irrespirabile, fatto di odori primordiali: il muschio animale di Federico, il sudore acido e febbrile di Alessandro, e il profumo inebriante dei miei succhi che colavano copiosi lungo le cosce, sporcando il velluto scarlatto della poltrona su cui ero ancora immobilizzata.
Le corde di seta, sebbene allentate dalla furia del primo possesso, continuavano a segnare la pelle con solchi rossi e vibranti. Ogni mio muscolo era teso, ogni terminazione nervosa bruciava come se fosse stata cosparsa di brace viva. Non ero più una donna, ma un ricettacolo vivente di puro piacere e sottomissione, un altare carnale consacrato interamente all'erezione furiosa di Federico e alla mente perversa di Alessandro.
"Non fermarti" implorai con la voce roca, quasi irriconoscibile, mentre le mie unghie graffiavano disperatamente i braccioli della poltrona.
"Federico, fammi tua di nuovo. Voglio sentirlo tutto, voglio che mi scavi dentro."
Federico non se lo fece ripetere due volte. Il suo respiro era un rantolo profondo, un suono animale che rimbombava contro il mio petto mentre si riposizionava tra le mie gambe spalancate.
I suoi muscoli dorsali si flettevano sotto la luce fioca delle lampade, lucidi di sudore. Con una mossa rapida e brutale, mi afferrò per i fianchi, stringendo le dita affondate nella mia carne tenera fino a lasciarmi i lividi, e mi sollevò leggermente per poi lasciar ricadere il suo peso con un colpo secco e devastante.
Un grido acuto, strozzato, lacerò la mia gola.
L'impatto fu così violento che sentii il suo membro massaggiarmi le pareti interne con una precisione feroce. Ogni spinta era una pugnalata di piacere puro, un affondo senza pietà che mi costringeva a inarcare la schiena, offrendomi completamente a lui.
Alessandro era lì, inginocchiato accanto a noi, completamente fuori di sé. I suoi pantaloni erano ormai del tutto abbassati, il suo membro duro e pulsante gocciolava pre-seme mentre si masturbava freneticamente guardando l'interno delle mie cosce che si aprivano e chiudevano al ritmo dei colpi di Federico. Non provava un grammo di gelosia; al contrario, ogni centimetro di quel corpo estraneo che mi riempiva era per lui una scarica elettrica di eccitazione pura, una dimostrazione suprema del suo potere di padrone che mi offriva in pasto a un altro maschio alfa.
"Guardalo, amore mio" ansimava Alessandro, portandosi una mano sporca dei miei liquidi direttamente sotto il naso per respirare il mio odore, mentre con l'altra continuava a farsi su e giù con violenza. "Guardalo come ti possiede. Guarda come sei sua, eppure sei mia. Sei la puttana di entrambi."
Quelle parole sporche, sussurrate con una lussuria così viscerale, agirono su di me come benzina sul fuoco. Sentii un calore improvviso divampare nel basso ventre, un formicolio elettrico che partì dal clitoride e si irradiò lungo tutta la spina dorsale. La mente si annebbiava, lasciando spazio solo all'istinto più animalesco.
Federico, accorgendosi della mia reazione, accelerò il ritmo. I suoi colpi divennero ciechi, disperati, accompagnati da grugniti sordi. Ogni volta che entrava, affondava fino all'osso, colpendomi con una forza che mi faceva quasi perdere i sensi. Le sue mani risalirono lungo il mio torace, afferrando i miei seni gonfi e pesanti, torcendo i capezzoli durissimi tra pollice e indice mentre continuava a sbattere i bacini contro il mio con un rumore umido, osceno, che copriva qualsiasi altro suono nella stanza.
"Vengo... sto per venire di nuovo" urlai, dimenarmi sulla poltrona mentre le corde mi tagliavano i polsi.
"Vieni per lui, vieni sulla mia carne" ordinò Federico con voce autoritaria, stringendomi la gola con una mano, quel tanto che bastava per togliermi il fiato e far precipitare il mio sistema nervoso in un baratro di eccitazione parossistica.
L'orgasmo mi travolse come un'onda d'urto nucleare.
Le pareti della mia vagina contrassero convulsamente il membro di Federico, spremendolo, mentre un flusso caldissimo di miei succhi inondava la sua base.
In quello stesso istante, Federico urlò il suo nome e si svuotò dentro di me con una serie di spasmi profondi, iniettando il suo seme rovente nel mio profondo. Subito dopo, quasi nello stesso secondo, Alessandro esplose a sua volta, proiettando il suo getto bianco e denso sullo stomaco e sul petto, lordandomi completamente.
Rimanemmo così per lunghi minuti, incapaci di muoverci, ansimanti, immersi in un lago di fluidi e sudore, mentre fuori la notte continuava a scorrere indifferente, ignara del nostro piccolo, perverso universo di carne e piacere condiviso.
Vacca 24
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